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Giovedì, 03 Dicembre 2015 00:00

#Vigevano: Digitalizzazione e call-center, i dipendenti? In carcere!

Scritto da  Redazione
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È quanto si è appreso al convegno organizzato da Agorà Vìgevano «L'impresa sprigiona lavoro» svoltosi a Palazzo Roncalli il 2 dicembre scorso.

Dalla digitalizzazione dei dati - anche di una certa rilevanza. basti pensare agli atti delle indagini preliminari della Procura di Milano - per arrivare alle attività di call-oenter per importanti aziende che contattano potenziali clienti via telefono. E Io staff di lavoro, in totale 56 persone... sono tutte in carcere. Si avete capito, bene. Il lavoro viene svolto dai detenuti, 52 di questi nel carcere di Opera, quattro della casa di reclusione di Vigevano.

È stata questa l'esperienza portata venerdì sera da Roberto Bracato, amministratore della Global Service Provider, una srl con sede nel milanese che da tempo lavora oltre le sbarre. Formando prima di tutto in base ad una precisa selezione (come avviene per l'assunzione in ogni normale azienda), poi inserendo nel proprio staff dei detenuti. «Sia chiaro - ha detto Bracato nel corso del convegno organizzato da Agorà Vìgevano "L'impresa sprigiona lavoro" e svoltosi a Palazzo Roncalli - non lo tacciamo per valori o per etica, siamo una società profit che ha affrontato una crisi e grazie a questa ha trovato nuovi sbocchi di mercato e di assunzioni proprio sfruttando le norme di legge che consentono ai detenuti di intraprendere un'attività lavorativa, anche all'interno della stessa casa di reclusione". Impensabile ipotizzare sino a pochi anni fa la possibilità di portare server, internet, sistemi informatici all'interno di un penitenziario e metterli a disposizione - ovviamente con rigidissimi sistemi di sicurezza e controllo - degli ospiti.

E pure Vigevano si attrezzerà in tal senso. Come ad Opera, anche alla casa di reclusione dei Plccolini - venerdì era presente il direttore della struttura, Davide Pisapia - arriverà a breve la banda larga, proprio per consentire di dare vita innanzitutto ad una formazione professionale robusta, quindi di impiegare in un'attività lavorativa che potrà essere utile al detenuto che lascerà la cella, di introdursi nel mondo del lavoro. Lo dicono le cifre, gettate sul tavolo del confronto da Pisapia: il 70% delle persone che escono da un carcere e trovano un lavoro, non delinquono. E si scongiura così il rischio di una reiterazione del reato. «Ma per ottenere questo risultalo occorre formare persone che non sono attrezzate per entrare nel mondo del lavoro».

Un primo passo, importante, è stato compiuto. Ma il cammino della rieducazione è ancora lungo e soprattutto dovrà vedere un maggior coinvolgimento dì istituzioni e territorio.

 

Letto 845 volte Ultima modifica il Venerdì, 04 Dicembre 2015 09:13
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